dagli spunti per la meditazione personale per la IV domenica di Quaresima, 21 marzo 1993
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Il saluto dei giovani al funerale
come giovani della parrocchia vogliamo rivolgerti oggi questa sola parola: GRAZIE.
Grazie per l’esempio, gli stimoli e le provocazioni che in questi anni non ci hai fatto mai mancare; non sono mai stati semplici gli obiettivi che ci hai proposto perché, come ripetevi spesso, noi dobbiamo imparare a volare alto.
Qualcuno di noi in questi giorni vivendo il pellegrinaggio a Loreto ha sentito queste parole: «Se nella tua vita vuoi tracciare un solco diritto lega il tuo aratro ad una stella»; tracciare un solco, essere punto di riferimento per i nostri coetanei, essere le “sentinelle del mattino”. Così ci chiamavi da quando il Papa a Tor Vergata si era rivolto a noi in questo modo; non un’etichetta, ma il nostro impegno quotidiano di cristiani per difendere la pace e per non rassegnarci ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro.
Nell’adesione a questo “progetto” tante volte siamo entrati in difficoltà; tutti hanno avuto qualche esitazione, qualche sbandamento; qualcuno non se l’è sentita di continuare in questo cammino…ma tu non ti sei abbattuto; non ci ha facilitato la strada, non hai spostato il traguardo, hai continuato a puntare lì.
Per questo invochiamo la Madonna Addolorata, che tu hai sempre amato, perché, come hai fatto tu con perseveranza, continui ad indicarci Gesù; la Stella a cui vogliamo legare l’aratro della nostra vita per tracciare un solco dritto e profondo.
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Il ‘68 di don Gigi
Invocava il dialogo e metteva in guardia dal fanatismo
Scritta a macchina, su carta intestata del Seminario, negli anni in cui era Direttore a Casale.
Ho ritrovato nelle due paginette, che ho trascritto qui di seguito, la freschezza e la spontaneità di uno spirito libero, come egli si è sempre mostrato.
Don Gigi, pur sapendo di rivolgersi ad una contestatrice intransigente quale ero in quegli anni, non nascondeva le sue preoccupazioni. Con animo profetico invocava il dialogo e metteva in guardia dal fanatismo. Non divisione, ma discussione per capire e chiarire, anche convinzioni radicalmente opposte.
Comunanza di ideali per una società più giusta e liberatrice, senza dimenticare il grande progetto di Dio sull’uomo nella storia. Penso che, possa essere un “manifesto” di fede anche per l’oggi, quando si cerca più di dividere che di unire e l’amore per i poveri, gli esclusi di ogni tempo, sembra non essere più un segno di distinzione per il credente.
Le parole del cardinale Martini - dal libro di meditazioni, Sulle strade del Signore, Piemme, MI, 1985, p.66, parte della biblioteca del donGi - sono illuminanti per comprendere il rapporto tra fede e “rivoluzione” in quegli anni: Noi chiediamo di saperci, se necessario, privare dei nostri beni per darli ad altri, per arricchire i deboli, gli ultimi, i senza voce, così che si giunga ad una sorta di eguaglianza e ad un segno vivo di fraternità.
Maria Teresa Gavazza
Carissima Maria Teresa,
Ho ripensato le cose dette domenica scorsa. Non vorrei che ti sia fatta l’idea che le cose in cui credi ti dividano da me: ché anzi la discussione permette,di chiarire le proprie convinzioni. Ciò che tu ed i tuoi amici volete realizzare è nobile - è un ideale per cui vale1a pena di giocare qualche cosa di noi stessi. Ci sono cose che io non approverei, sul piano del metodo più che sul piano ideologico. Stai attenta soltanto a non diventare una dogmatica: è facile impazzire per un ideale che ci è costato molto fino al punto di dimenticare tutti i molteplici aspetti della realtà. I fanatici sono di tutti i tempi: e ciò che ti farebbe soffrire di più sarebbe per te finire dove non vorresti mai finire, cioè nel fanatismo. Metti in crisi attraverso alla riflessione e al dialogo le tue convinzioni. Soprattutto, una cosa mi è rimasta un po’oscura: nel tuo discorso, non ho mai notato un riferimento a Dio. Pensi che il lavorare per migliorare la società
non si inserisce forse nel più profondo e radicale desiderio dell’uomo di "entrare in comunione con Dio e con i fratelli"? e allora il discorso religioso che posto occupa in queste realizzazioni? Ti dico questo perché certi episodi di antireligiosità emersi negli ultimi avvenimenti universitari non penso ti abbiano trovata consenziente. Perché “nisi Dominus aedificaverit domum, in vanum laboraverunt qui aedificant eam”: io credo proprio che in tanto l’uomo costruisce la città terrena in quanto il Signore lavora con lui, anche se non credente.
Comunque, “inguaribile sorella” , mentre tu pensi a prenderti a botte con la polizia e ad occupare le Università, io, novello Mosé, starò sul monte a pregare perché il popolo in lotta realizzi le sue vittorie!
Ciao e saluta i tuoi amici rivoluzionari.
tuo don Gigi
Caro don Gigi,
quanto ci manca la tua profezia che ci aiutava a guardare lontano, nel cuore di Dio; e vicino, nel cuore degli uomini!
Ero affascinato per quello che dicevi e per quello che facevi, per la forza d’animo che ti sosteneva nonostante tanti problemi di salute.
Quando parlavi del “mio Signore” c’era la fede ardente, del sacerdote saggio e maturo che aveva conservato il cuore di fanciullo. I tuoi consigli venivano dall’esperienza e dal cuore. Sono quasi tre anni da quando ci hai lasciato e penso che la strada dove tu cammini è bella, con grandi orizzonti, vedute meravigliose e una gioiosa speranza.
Anche dal Cielo ci segni ancora la strada e ci dai forza e coraggio. Ci fa bene ripensare alla concretezza della tua visione disincantata e fedele, al tuo amore per la Chiesa, alla dedizione per i piccoli, i poveri, gli umili. Grazie.
d.p.
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dalla lettera del Parroco “È Natale: accendi una finestra!”, dicembre 1994
Natale è Gesù che PER SEMPRE sta con noi…se noi lo accompagniamo. “Per sempre” vuol dire che non basta un episodio: occorre la vita.
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dalla lettera del Parroco “È Natale: accendi una finestra!”, dicembre 1994
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dalla lettera del Parroco “Buon Natale ai genitori”, dicembre 1995
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dalla lettera del Parroco “Aprite le porte a Cristo…”, dicembre 1996
Oggi è morto un giovane papà di famiglia: era un ragazzo dell’oratorio, molto conosciuto in città per il suo impegno sociale e politico. Ha lasciato la sua sposa in lacrime ed i suoi tre figli. Ero senza parole: anche se il giorno prima avevo pregato con loro e Paolo aveva ricevuto il viatico e l’unzione dei malati.
Stasera mi sembra duro chiedere a quella famiglia di “aprire le porte a Cristo”. Eppure fra venti giorni è Natale anche per loro.
E il papà disoccupato che mi chiede il lavoro? O la famiglia albanese che mi chiede la casa? O i due anziani disperati che cercano un pensionato a portata della loro misera pensione? O il bambino che chiede piangendo alla mamma “perché papà se ne è andato”?
Viene Natale e mi riesce difficile scrollarmi di dosso dal cuore queste angosce. Se esco per la città, luminarie e negozi mi stordiscono. Se accendo il televisore, la pubblicità mi offre il tranquillante per dimenticare.
Ma se il mondo fosse lustrini e luminarie, panettoni e discoteche…perché il Natale ?
Un cielo squaciato. “Se tu squarciassi i cieli e scendessi…” grida il profeta Isaia nelle lettere di questi giorni. Dio che abita nei cieli non abita più lì: è entrato nelle nostre storie e nelle nostre vite. Non è facile da riconoscere: era ed è il più facile riconoscerlo se stava lassù! Almeno avremmo potuto bestemmiarlo o accusarlo di tutti i mali che succedono. Ma il cielo è squarciato: “Dio è fra noi” – la sua tenda, tra le nostre tende.
Chi lo riconoscerà? E se lo riconosceremo, lo farò entrare o mi fa paura? Ho paura che mi tolga la libertà – ho paura che mi rubi la gioia – ho paura che dica la verità sulla mia vita, sui miei affetti, sui miei affari.
Ed ecco che continuo anche quest’anno a dire che “per Lui a casa mia non c’è ancora posto”
Non abbiate paura. Vorrei invece che finalmente lo accogliessimo nella nostra vita. È scomodo, come l’amore, ma riempie il cuore e da senso alla vita. Forse ti propone la croce, ma per renderti libero.
Se Lo accogli, tutte le lacrime e le sofferenze che ho elencato all’inizio della lettera troveranno una risposta: perché in quelle lacrime e in quelle sofferenze era Lui che ti chiedeva ospitalità
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dalla lettera del Parroco “La nostra casa”, novembre 1997
I tempi che viviamo non sono facili: ma la vita, alla fine, si apre sempre una strada, anche là dove sembra esserci solo notte e disperazione.
Gesù - vita del mondo - ridesti in tutti la voglia di vivere e di aiutare gli altri a vivere.
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dalla lettera del Parroco “Ci è stato dato un bimbo…”, dicembre 1998
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La commozione del vescovo alla serata per don Gigi
«Un grande vuoto, un anno fa mi è mancato un collaboratore dalle doti non comuni, un sacerdote che ha dedicato tutto il suo tempo al quartiere di Borgo Ala, alla chiesa dell’Addolorata, ai poveri della parrocchia, ai disagiati, lasciando un segno e un vuoto che non si possonodimenticare».
Così, mercoledì sera, il vescovo Germano Zaccheo in lacrime ha rievocato la figura di don Gigi Gavazza, il parroco dell’Addolorata scomparso un anno fa, durante la serata organizzata dalla Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi, dalla stessa Parrocchia con il patrocinio dell’Assessorato Comunale per la Cultura.
«Prete e parroco di frontiera» l’ha definito Gianluigi Ravera, conduttore della serata e collaboratore di Don Gigi nella commissione pastorale sociale, il quale ha anche aggiunto che lui, con il sacerdote scomparso, «non ha mai cessato
di dialogare»: «Sono convinto che se fosse qui, questa sera, mi direbbe ancora di lasciarmi guidare dal cuore. Mi è sempre stato vicino, per 44 lunghi anni».
Il momento culminante della serata è stato quello della consegna delle offerte raccolte. La busta è stata consegnata al parroco don Pietro Strano dalle sorelle del «Dongi», Rosa e Maria Teresa. Si tratta complessivamente di 6 mila euro di cui 3 mila indirizzati ad una struttura scolastica di Betlemme, in Palestina, e altri
3 mila così ripartiti: mille per l’acquisto dell’«olio di Palestina», mille per i poveri della Parrocchia e i restanti mille a favore di famiglie di immigrati.
«Sto apprezzando questa iniziativa - ha commentato don Pietro Strano, successore di don Gigi - a beneficio di una realtà sociale che richiede discernimento, pazienza e carità che non conosce limiti».
E’ quindi intervenuto l’assessore comunale alla Cultura Riccardo Calvo: «Don Gavazza fu educatore, insegnante, formatore di tanti giovani, un sacerdote e una
figura dotata di eccezionale personalità».
E’ quindi toccato alla sorella Maria Teresa la quale si è rivolta in prima persona al defunto fratello: «Ti racconto come va la serata e questo progetto di solidarietà a cui tenevi molto...».
La sera si è conclusa con l’applaudito concerto del Coro della Cappella Musicale della Cattedrale diretto dal maestro Maria Felicina Signorini.
L’ensemble coristico ha proposto con bravura quattordici brani con il supporto del soprano Anna Maria Figazzolo (di notevole spessore e padronanza vocale), solista del coro, dell’organista Umberto Pallanza e della violoncellista Giulia Lazzarin.
articolo di Pier Luigi Rollino
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